🔑 Crittografia

Marca temporale: come provare quando esisteva un documento

Come funziona la marca temporale crittografica: hash, autorità di marcatura, token firmato. A cosa serve, cosa prova davvero e quali limiti ha.

La data di un file sul computer non prova nulla: si può cambiare con pochi clic, e cambia da sola quando il file viene copiato. Eppure capita spesso di dover dimostrare che un documento esisteva in una certa forma a una certa data: un progetto prima di una presentazione, un contratto prima della scadenza di un certificato, una prova digitale raccolta prima che venisse rimossa. La marca temporale crittografica serve esattamente a questo.

L'idea: un terzo fidato firma un'impronta e un orario

Una marca temporale è una dichiarazione firmata da un soggetto terzo, chiamato autorità di marcatura temporale (in inglese Time Stamping Authority, TSA), che attesta: "questa impronta di dati esisteva in questo istante".

Il procedimento è standardizzato, in particolare dalla specifica RFC 3161, e funziona così:

  1. calcoli l'hash del documento, per esempio con SHA-256, sul tuo computer;
  2. invii all'autorità solo l'hash, non il documento;
  3. l'autorità unisce l'hash alla data e all'ora ricavate da una fonte affidabile e firma il tutto con la propria chiave privata;
  4. ricevi un token di marcatura, che conservi insieme al documento.

Per verificare la marca in futuro basta ricalcolare l'hash del documento, confrontarlo con quello contenuto nel token e controllare la firma dell'autorità con il suo certificato.

Riservatezza garantita

Poiché all'autorità arriva soltanto l'impronta, il contenuto del documento resta privato. Dall'hash non è possibile ricostruire il documento, e l'autorità non sa nemmeno di che tipo di file si tratti. Puoi quindi marcare temporalmente anche documenti riservati senza rivelarne nulla.

Cosa prova e cosa non prova

Una marca temporale dimostra che quel contenuto esatto esisteva non più tardi della data indicata. Se il documento viene modificato anche minimamente, l'hash cambia e la marca non corrisponde più.

Non dimostra invece:

  • chi è l'autore del documento: per questo serve una firma;
  • che il contenuto sia vero: la marca attesta l'esistenza, non la veridicità;
  • che il documento non esistesse prima: indica un limite massimo, non la data di creazione.

Per questo marca temporale e firma digitale si usano spesso insieme: la firma dice chi, la marca dice quando.

Marche temporali qualificate

Nel quadro del regolamento europeo eIDAS esiste la validazione temporale elettronica qualificata, emessa da un prestatore di servizi fiduciari qualificato. Il regolamento le riconosce una presunzione di accuratezza della data e dell'ora indicate e di integrità dei dati a cui si riferiscono, e la riconosce in tutti gli Stati membri. Le marche non qualificate non sono prive di valore, ma la loro affidabilità va eventualmente dimostrata.

Nella pratica italiana le marche temporali si acquistano di solito a pacchetti dai prestatori qualificati e si applicano con il software di firma. I file marcati possono comparire con estensioni come .tsd o .m7m, che contengono documento e marca insieme, oppure con un file della marca separato.

Gli usi più comuni

Prolungare la validità delle firme

Un certificato di firma ha una scadenza e può essere revocato. Una marca temporale applicata al documento firmato prova che la firma è stata apposta quando il certificato era ancora valido, e consente di verificarla anche anni dopo.

Provare l'anteriorità di un'opera o di un'idea

Chi sviluppa software, scrive testi, crea progetti grafici o documenta un'invenzione può marcare temporalmente le versioni del proprio lavoro. In caso di contestazione, potrà dimostrare di possedere quel contenuto a una certa data.

Cristallizzare prove digitali

Nel lavoro di informatica forense la marca temporale si usa per fissare nel tempo l'hash di un'acquisizione: dimostra che l'insieme dei file raccolti non è stato modificato dopo una certa data.

Registri e verbali elettronici

Registri di accesso, verbali e documenti amministrativi possono essere marcati periodicamente per renderne evidente qualsiasi alterazione successiva.

I limiti nel tempo

Anche le marche temporali invecchiano. Il certificato dell'autorità ha una scadenza, e gli algoritmi di hash e di firma possono indebolirsi con il passare degli anni. Per documenti da conservare molto a lungo si usa la rimarcatura: prima che la marca diventi debole, se ne applica una nuova, con algoritmi aggiornati, che copre il documento e la marca precedente. Si crea così una catena di prove che si estende nel tempo.

E le blockchain?

Esistono servizi che registrano l'hash di un documento in una blockchain pubblica, ottenendo una prova di esistenza difficile da alterare. È una tecnica interessante e verificabile da chiunque, ma non è una validazione temporale qualificata ai sensi di eIDAS e la precisione dell'orario è inferiore. Per esigenze formali, la marca qualificata resta lo strumento più solido.

In sintesi

  • La marca temporale è un token firmato da un'autorità che lega l'hash di un documento a data e ora.
  • All'autorità si invia solo l'hash, quindi il contenuto resta riservato.
  • Prova che il contenuto esisteva entro una certa data, non chi ne è l'autore né che sia vero.
  • La marca qualificata eIDAS gode di una presunzione di accuratezza riconosciuta in tutta l'Unione.
  • Per la conservazione a lungo termine si ricorre alla rimarcatura periodica.
MM
Marco Marzaduri

Marco Marzaduri si occupa di cybersecurity, informatica forense e sviluppo web. Laureato in informatica, unisce il rigore dell'analisi tecnica all'attenzione per le persone che usano la tecnologia.

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